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Catechesi

L’orizzonte della carità

giovedì 17 settembre 2026

Partiamo col piede giusto:
1. anzitutto dischiudendo l’orizzonte totalizzante della carità, che è il nome proprio di Dio, l’essenza della Chiesa, l’ideale del cristiano, la verità di ogni uomo, il senso primo e ultimo di ogni cosa, e proprio per questo la sostanza e il timbro fondamentale dell’annuncio evangelico. Qui verrà subito in luce come l’amore è dono e per-dono di Dio, è istituito e restituito da Dio;
2. poi indicando ciò che mortifica e chiude l’orizzonte della carità, per dire che la comprensione dell’amore richiede sempre la conversione all’amore. Qui verrà in luce come aprirsi all’amore, che è il dono di sé, è lottare contro l’orgoglio, che è ricerca di sé. Tutto attualissimo, visto che oggi viene chiamato amore anche il suo contrario.

La parabola di Pinocchio e la verità della fede

giovedì 17 settembre 2026

In questi esercizi approfondiamo il tema della fede per fare un passo avanti nel renderci conto e saper rendere conto del dono inestimabile della fede, lasciandoci ispirare da quel sorprendente racconto di Collodi che è Le avventure di Pinocchio.
Pinocchio ci potrà piacevolmente aiutare perché, nell’interpretazione teologica di Giacomo Biffi e nella divulgazione di Franco Nembrini, è al tempo stesso il compendio dell’ortodossia cattolica (questo sosterrà la nostra fede), e perché è essenzialmente un romanzo di formazione (questo ci aiuterà ad accompagnare la fede dei figli).
Ma Pinocchio ci farà molto riflettere anche perché – nell’interpretazione psicanalitica di Claudio Widmann – fotografa bene la condizione narcisistica che infetta in maniera pandemica le nostre identità e i nostri legami.
Come coesistano in Pinocchio le due interpretazioni, quella che rende conto della superiore dignità dell’uomo e quella che ne denuncia la profonda ferita, richiede qualche breve parola sull’autore, Carlo Lorenzini

2025-2026 - La nostra fede. La fede dei figli

lunedì 11 maggio 2026

La fede permette a Dio di operare in me, in noi, nella Chiesa, nel mondo. E quando Dio opera, opera da par suo: il suo contrassegno è la sovrabbondanza. Qui Gesù parla chiaro: nella fede “si può camminare sulle
acque” e si possono “spostare le montagne”. Nella fede, l’impossibile diventa possibile Se lo scorso ritiro abbiamo chiarito che la fede opera nella carità, che la fede non è separabile dalle opere, e che la fede senza le opere è morta, oggi la posta in gioco è la fecondità delle opere, l’autentica fecondità delle opere. è
da precisare, perché abbiamo visto infatti quelle che la Lettera agli Ebrei chiama “opere morte” (Eb 6,1 e 9,14), quelle che non portano frutto: esiste l’inerzia, la pigrizia e la tiepidezza, esiste la dispersione e l’inconcludenza, esiste il camminare a vuoto, esiste un affannarsi e un faticare che alla fine
risultano sterili, esistono opere efficienti ma non efficaci, opere molto apprezzate dal mondo ma irrilevanti agli occhi di Dio.

“La fede opera per mezzo della carità” - La fede e la benevolenza

lunedì 13 aprile 2026

Ed ora, in clima pasquale, accostiamo quell’aspetto della fede senza il quale compromette tutti i passaggi precedenti. L’idea di fondo è l’unità delle virtù teologali: la vera fede non sta mai senza la speranza e senza la carità. Essa sta a fondamento della speranza e della carità, ma a sua volta si muove nella speranza e si realizza nella carità.
Essendoci già dedicati al tema della speranza, vediamo più da vicino il legame che la fede intrattiene con la carità. Qui ritroviamo l’ispirazione di fondo di tutto l’itinerario, quella proposta dal Rettor maggiore, don Fabio:
Il focus specifico di questo anno è il legame forte e decisivo tra la fede che ci rimette in piedi e la missione che ci invita a prendere il largo. Il filo rosso è la convinzione che la fede salva, rialza e invia. Se è viva, la fede si fa carità concreta verso tutti, azione appassionata verso i più bisognosi, attenzione privilegiata ai più piccoli e ai più poveri

"Ho creduto anche quando dicevo: sono troppo infelice" | Fede e Sofferenza nel tempo di Quaresima

lunedì 16 marzo 2026

Procediamo nel nostro itinerario sulla fede, itinerario che oggi prende il colore del tempo di Quaresima. Nei ritiri precedenti abbiamo visto che la fede richiede santa indifferenza e filiale obbedienza, e così diventa luce per la mente, forza per la volontà, guida della provvidenza: “tutto è possibile per chi crede” (Mc 9,23)!
Ora occorre accostarci alla verità più difficile: la fede comporta la sofferenza, la comporta per la nostra maturazione (non è scontato pensare e vivere in maniera soprannaturale), per la nostra guarigione (il peccato è in fin dei conti incredulità), perché siamo messi alla prova (non è facile continuare a credere sotto pressione), e poi per via dello scontro con le forze del male e con l’azione del maligno (il demonio fa di tutto per opporre la volontà di potenza alla volontà di servizio, il confidare in se stessi piuttosto che in Dio, il vivere per conto proprio invece che per conto di Dio).
Per questo la via di Gesù è stata una Via Crucis. Per questo viviamo il tempo di Quaresima per accrescere la nostra fede precisamente nella Parola della Croce, che al mondo appare come stoltezza e debolezza, quando invece è sapienza e potenza di Dio (1Cor 1,25). E per questo, all’inizio della Settimana Santa, la Chiesa ci fa pregare così:
Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa' che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione (Coll. Palme)

“Tutto è possibile per chi crede” (Mc 9,23) La fede e la provvidenza

lunedì 2 febbraio 2026

Ripassiamo le tappe del nostro itinerario formativo: 0. La fede è il dinamismo fondamentale
della vita umana: è normale accertarsi, ma ancora più normale affidarsi; 1. La fede ha un
carattere di luce: non è il contrario della ragione, ma è il potenziamento della ragione; la
fede rende intelligenti; 2. La fede ha un carattere di forza: non è il contrario della libertà, ma
il potenziamento della libertà; la fede rende liberi; 3. Poiché Dio è più buono e più saggio di
noi, la fede è diffidare di sé e confidare in Dio: la fede richiede la santa indifferenza, la
disponibilità ad ogni volontà di Dio; 4. La fede non è solo assentire alla verità di Dio ma è
soprattutto relazione personale con Dio, per questo ha il carattere dell’obbedienza:
reciproca appartenenza e affidamento dell’uomo e di Dio.
Ed ecco il nuovo passo: l’obbedienza della fede dischiude tutti i doni di Dio, perché si affida
senza riserve alla sua bontà giusta e misericordiosa, onnipotente e provvidente nell’amore.
La fede crede in un Dio che è Provvidenza, un Dio che, letteralmente, ha “occhi buoni a
nostro favore”!

“Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1,45) - La fede e l’obbedienza

lunedì 12 gennaio 2026

La fede ha il carattere dell’obbedienza. La Scrittura e il Catechismo parlano giustamente di “obbedienza della fede”, dell’obbedienza che è la fede. Ora, la fede ha la forma dell’obbedienza, ma l’obbedienza non va equivocata con la cieca sottomissione alla volontà di altri. Come suggerisce il termine stesso (“obbedienza” dal latino “ob-audire”), obbedire è stare di fronte al volto di un altro, è ascoltarsi nella parola di un altro, e dunque è vivere una relazione, è appartenere, è aderire e onorare una relazione significativa, addirittura fondante, come l’obbedienza a Dio Creatore, ai propri genitori, al proprio coniuge, soprattutto all’amore nuziale di Cristo sposo della Chiesa sposa.

“Il giusto vivrà per la sua fede” - La fede e l’indipendenza

mercoledì 10 dicembre 2025

La fede rende liberi!
1. Che l’obbedienza della fede sia rinuncia all’autonomia della libertà è solo un pregiudizio moderno, ma non ha alcun fondamento: il cristianesimo si è imposto nel mondo come “buona notizia” di una libertà più grande e di un più grande amore. La fede genera libertà!
2. Come minimo, va chiarito che la fede non tiene fermi ma mette in moto: l’invito di Gesù, fin dalla chiamata dei primi discepoli, è” vieni e vedi”, metti in gioco la tua libertà e la intelligenza, e, di più, il tuo cuore (“vieni e seguimi”, “rimanete in me”). Il Catechismo e la teologia spiegano con semplicità che la fede non è solo “cose da credere” (fides quae), ma “alleanze da vivere” (fides qua): il cristiano non solo crede ciò che Gesù ha detto, non solo crede a Gesù, ma crede in Gesù, vive non solo orientato da Lui, ma innestato in Lui, partecipa della sua verità, della sua filialità, della sua libertà, della signoria. ...

Avvenga di me secondo la tua Parola

domenica 16 novembre 2025

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Saldi nella fede

lunedì 15 settembre 2025

Il tema della fede circola quest’anno in tutta la Famiglia Salesiana. La vita cristiana è vita teologale, fatta di fede, speranza e carità, fatta di amore che crede e che spera, di fede che spera e ama, di speranza che crede ed opera. Per questo il triennio formativo di tutta la Famiglia Salesiana 2024-2026, che dapprima ha messo al centro la carità (Attesi dal suo amore), e poi ha messo a fuoco la speranza (Pellegrini di speranza), ed ora mette a tema la fede (Saldi nella fede). Nella Consulta Mondiale della FS radunata all’inizio del mese di giugno 2025 si è fatto giustamente presente che se la carità è sostenuta dalla speranza, la speranza è fondata sulla fede. Che vuol dire: cosa succede ad amare senza fede, senza contatto con quel Dio Amore che è la Sorgente di ogni amore? Succede che l’amore, di là delle migliori intenzioni, non sarà al riparo da incomprensioni, errori, distorsioni, e da tutte quelle quote di orgoglio ed egoismo che non sono mai estirpate del tutto.

Esercizi Spirituali 2025 - Il Padre nostro - Osiamo dire Padre

domenica 31 agosto 2025

Padre?
Finché non è pronunciato da Gesù, la parola “padre” resta segnata dalle contraddizioni del peccato, dagli errori della nostra mente, dagli squilibri del nostro cuore, dalla mentalità del mondo. Chiamato a nominare addirittura il Fondamento e l’Origine divina di ogni cosa, il termine “Padre” si presta ad ogni abuso. Chi lo radicalizza, chi lo cancella: dal padre padrone si passa alla morte del padre, dalla società patriarcale alla società senza padri, dall’esaltazione del padre alla sua evaporazione: «il problema dei nostri giorni non sembra essere più tanto la presenza invadente dei padri, quanto piuttosto la loro assenza, la loro latitanza» (Francesco). Da qui la nostalgia e il desiderio di ritrovamento del padre, la necessità culturale di un pensiero “fondativo”, la necessità antropologica di rivalorizzare ciò che è “verticale”, la necessità educativa di “riconiugare” padri e madri, codice paterno e codice materno

Esercizi spirituali 2025 - Il Padre Nostro - E la salvezza delle nostre anime!

domenica 31 agosto 2025

La vita è fatta di dono e perdono. Abbiamo bisogno di pane per vivere, e di perdono per non morire. Pane e perdono sono i nostri bisogni fondamentali: il pane rappresenta il necessario per vivere, il perdono il necessario per amare; il pane è per le nostre azioni, il perdono per le nostre relazioni:
«Il pane e il perdono sono due necessità fondamentali per l'esistenza umana. Il pane, con tutto ciò che significa – il cibo, la salute, la casa, il lavoro, la libertà; il perdono, con tutto ciò che comporta – e le relazioni buone, riconciliate nella famiglia, nella città, nella società, come pure la pace del cuore tra le persone e le istituzioni» (Martini)
Convincersi: il perdono è un bene necessario come e anche più del pane!
«Anche il perdono è un bene primario. Potremmo avere tutte le ricchezze del mondo, ma se mancano la pace, l’armonia in famiglia, la fiducia tra gli amici, se ci sono offesi e offensori che si guardano con diffidenza e con odio, allora la ricchezza non produce altro che aridità e solitudine. Chi può rivolgere al Padre la quinta domanda? Ovviamente colui che è pronto a perdonare e a ricevere il perdono altrui, colui che avverte come è bello perdonare ed essere perdonati. il perdono è un bene essenziale, intrinseco al cristianesimo; anzi è un bene senza il quale la vita umana non è pensabile. In concreto, se si calcolano i minuti di una giornata, ci accorgiamo che perdonare settanta volte sette significa perdonare ogni tre minuti. Il perdono reciproco è dunque la sostanza della vita quotidiana» (Martini)

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