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4. IL SANTO NOME DI MARIA

Il 12 settembre c’è nella Chiesa cattolica una festa liturgica intitolata al Santo nome di Maria. È una festa promulgata ed estesa a tutta la Chiesa da papa Innocenzo XI nel 1683. Ci ricorda che pronunciare, invocare, cantare, celebrare il nome di Maria ci fa un bene immenso.


Invocare il nome di Maria è evocare il capolavoro del Padre, è esaltare il primo frutto del sacrificio del Figlio, è ammirare il tempio più bello dello Spirito.


Maria è il nome che richiama il riflesso più trasparente della gloria di Dio, il punto più eccelso della creazione, la benedetta fra tutte le donne, la Madre di Gesù che ci è stata da Lui donata come nostra Madre. Come dice l’orazione di Colletta della Messa dedicata al santo nome di Maria, ogni cristiano che pronuncia il nome di Maria con cuore filiale non mancherà di “sperimentare la forza e la dolcezza del suo nome”.


Il nome di Maria è un nome che edifica e purifica: è il nome della Tutta santa, della Tutta bella, il nome che al solo pronunciarlo ispira castità e purezza, delicatezza e bellezza, integrità e santità, nome che educa non solo al silenzio e alla contemplazione, ma anche all’intimità e alla comunione d’amore. Pronunciare il nome di Maria è entrare nella sfera di Dio, proprio come intitolare una cattedrale a Nostra Signora – come osserva J. Guitton – porta ad esaltare Colui che in essa è presente, Gesù Cristo nostro Signore: “ecco il ruolo che svolge la Madonna nelle opere della Chiesa cattolica: essere un’atmosfera, un fluido, un’energia creatrice e nascosta”.


Il nome di Maria è anche un nome che unisce, che non divide: se già come donna Maria è orientata a contenere, accogliere, radunare, unire, come Madre di Dio unisce il Cielo e la terra, e come Madre della Chiesa e di tutti gli uomini è in diversi modi onorata in tutte le religioni. Non si può sottovalutare questa sua funzione tipicamente materna: ci sono così tante divisioni, nei legami familiari e in quelli sociali, tra le nazioni e tra le religioni, che non si vorrà fare a meno di quella misteriosa efficacia che Dio ha conferito a Maria nell’ordine del dialogo, dell’accoglienza, della misericordia.


Nome dolcissimo

È proprio nelle orecchie di Gesù che il nome di Maria è risuonato nel modo più dolce! Ed è anzitutto sulle labbra di Gesù che Maria è stata chiamata affettuosamente “mamma”! Guardando l’esperienza nazarena di Gesù si impara a invocare il nome di Maria e a chiamarla “mamma” con cuore di figli.

In un tempo in cui si tenta di negare o surrogare, la figura della madre, va richiamato con forza il dato elementare – meraviglioso dove c'è, tragico dove manca – che senza una mamma c'è in ogni figlio un cedimento vitale e un deficit di speranza che segna un’esistenza intera, uno sfondo di indecisione e di disperazione che accompagna dolorosamente ogni azione della vita e ogni stagione della vita. Sentirsi invece abbracciati e accarezzati, guardati e chiamati per nome dalla propria mamma è l’esperienza che sta alla radice della propria personalità e singolarità, e che alimenta ogni fiducia in se stessi, negli altri e in Dio. Poter chiamare la mamma, essere certi del suo ascolto e delle sue attenzioni, del suo affetto e delle sue cure “non anonime” (Recalcati) è l’eredità fondamentale che permette di esistere in maniera veramente umana, personale e non seriale. Se già l’esperienza materna è imparentata con la speranza, la devozione mariana lo è dunque in massimo grado: come dice San Luigi Grignion de Montfort, Maria è stata il Paradiso di Dio, è in Paradiso con Dio, dal Paradiso ci guarda e in Paradiso ci aspetta.



L’impronta materna della speranza è così determinante, che anche il Figlio di Dio, nella sua umanità, ha fatto la nostra stessa esperienza: quella di chiamare Maria “mamma” e di trovare in questo nome la realtà più dolce della terra, quella che più di tutte richiama la paternità di Dio in cielo. Ecco perché ai cristiani, per la loro intima unione con Cristo, viene facile e spontaneo sentire Maria come madre e chiamarla affettuosamente mamma. La paternità di Dio e la maternità di Maria appartengono intimamente al disegno provvidenziale di Dio. Lo spiega in maniera semplice e efficace il Montfort: “come nella generazione naturale e fisica c'è un padre e una madre, così nella generazione soprannaturale e spirituale c'è un padre che è Dio e una madre che è Maria tutti i veri figli di Dio e predestinati hanno Dio per padre e Maria per madre; e chi non ha Maria per madre non ha Dio per padre” (Trattato della vera devozione, 30). Cosa che già san Cipriano esprimeva relativamente al rapporto fra la paternità di Dio e la maternità della Chiesa: “non può avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre”.


Maria, fulgida stella

L’esperienza domestica che Gesù ha fatto a Nazaret è stata talmente determinante per la sua esistenza fra noi, che l’ha voluta regalare e raccomandare a tutti noi. Egli sa che senza la maternità di Maria la nostra vita spirituale, con tutte le sue prove, alla fin fine non regge. Se san Bernardo cantava “guarda la stella, invoca Maria”, è perché nel nome di Maria troviamo il miglior sostegno della speranza, che certo è una virtù teologale, e quindi dono di Dio, ma che di fronte agli ostacoli interiori, ai rimorsi del peccato, ai turbamenti e alle paure del mondo, agli smarrimenti e le confusioni del cuore, ha bisogno di un sostegno sicuro per non andare smarrita.

Nel nome di Maria si ritrova speranza, si rinnova la fiducia, si superano gli scoraggiamenti, si può ricominciare sempre di nuovo: “seguendo lei – continua san Bernardo – non puoi smarrirti, pregando lei non puoi disperare. Se lei ti sorregge non cadi, se lei ti protegge non cedi alla paura, se lei ti è propizia raggiungi la mèta”. Davvero, come diceva Paolo VI, non c’è autentico cristiano che non sia mariano. Perché, certo, non si può amare Gesù se si rifiuta o si sottovaluta il dono più bello che Gesù, dopo se stesso, ha voluto lasciarci per la nostra salvezza e la nostra gioia!


Chiamarla per nome!

Giustamente la liturgia dice che nella Chiesa, insieme al nome di Gesù, occorre che “risuoni sulla bocca dei fedeli anche il nome di Maria”, perché “il popolo cristiano guarda a lei come fulgida stella, la invoca come Madre e nei pericoli ricorre a lei come a sicuro rifugio” (Pref. Santo nome di Maria). In concreto, è importante chiamare Maria per nome, vincere resistente e titubanze, orgoglio e rispetto umano, mode culturali e obiezioni teologiche, e non temere di chiamarla “mamma”, invocarla in ogni necessità, chiedere lo Spirito attraverso di Lei, riporre in lei ogni fiducia di essere ascoltati ed esauditi, proprio come un bambino che trova riparo fra le braccia della mamma.


E poi occorre convincersi a chiedere ogni grazia nel suo nome. Il Montfort, e dietro di lui una schiera di santi e di sante come Don Bosco, assicura che in cielo Maria ha mantenuto e accresciuto i suoi “diritti materni” nei confronti di Gesù. E così ogni preghiera che passa attraverso l’invocazione fiduciosa del suo Nome è destinata a sicura riuscita. Il Montfort, rifacendosi all’insegnamento di san Bernardo, di san Bernardino e di san Bonaventura, spiega appunto che, ferma restando la trascendenza di Dio e la superiorità del Figlio, la funzione materna di Maria conferisce alla Madonna un potere di intercessione senza pari, che va pensato in termini affettivi, materno-filiali. Esprimendosi coraggiosamente, egli dice così: “se tutto, nel cielo e sulla terra e Dio stesso, è sottomesso a Maria, si deve intendere che l’autorità conferitale da Dio è talmente grande da sembrare che ella abbia la medesima potenza di Dio e che le preghiere e domande siano talmente efficaci presso Dio, da valere sempre quali comandi presso la sua Maestà, la quale non resiste mai alla preghiera della sua diletta madre, e perché è sempre umile e conforme al suo volere” (Trattato, 27)


Roberto Carelli SDB

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