“IL LINGUAGGIO DELL’ARTE, UN NUOVO MODO DI COMUNICARE

Ecco il quinto dei sei articoli scritti da don Gildasio Mendes, Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale, sul tema: “San Francesco di Sales Comunicatore. Pellegrinaggio interiore, saggezza nell’arte di comunicare”.


Il linguaggio dell’arte, un nuovo modo di comunicare

Francesco aveva una formazione profondamente umanistica e ha vissuto in un ambiente accademico che portava tutta la vitalità e la fecondità culturale del Rinascimento. Francesco ha studiato il latino e il greco. Attraverso la conoscenza della letteratura sviluppa e crea un linguaggio proprio, uno stile di scrivere semplice, pratico e affettuoso. Nel Rinascimento l’arte ha un grande impulso e influsso nel tessuto della cultura. Ispirata all’arte dell’antichità, il Rinascimento è un campo fertile per la crescita di nuove idee e progetti.


Attraverso le sue capacità e l'interesse personale, Francesco di Sales ha potuto apprezzare la letteratura, la poesia, la pittura e la musica, esprimendo così la sua grande sensibilità artistica e integrando la bellezza, la disciplina e il significato dell'arte nella sua formazione culturale e spirituale.


Francesco vive l’esperienza artistica all’interno della sua spiritualità. Lui manifesta in alcuni passaggi dei suoi scritti come era attirato verso la pittura, la letteratura, la musica e la poesia. Non si tratta semplicemente di un gusto accademico o culturale. L’arte tocca il suo modo di pensare, sentire, pregare e scrivere.


Morand Wirth afferma a questo riguardo:

“Le immagini prese dagli artisti gli servivano prima di tutto per illustrare i suoi obiettivi; tuttavia, si percepisce in Francesco di Sales un reale apprezzamento per la bellezza dell’opera d’arte, in quanto tale, e nel contempo la capacità di comunicare le sue emozioni ai lettori. Dirà, per esempio, che «la simmetria di uno splendido quadro non può sopportare l’aggiunta di nuovi colori» (C 152) e che «nelle tele e negli affreschi che rappresentano un gran numero di personaggi in un piccolo spazio, rimane sempre qualche cosa da vedere e da notare, ombre, profili, raccorciamenti, torsioni» (S II 33). Di più, la pittura non sarebbe forse un’arte divina? La parola di Dio non si situa soltanto sul piano dell’udire, ma anche su quello del vedere e della contemplazione estetica: Dio è il pittore, la nostra fede è la pittura, i colori sono la parola di Dio, il pennello è la Chiesa (C 145)”.


Francesco di Sales amava pure il canto e la musica e sottolineava l’importanza della bella musica nella liturgia per favorire la preghiera personale e liturgica.


Osserva Wirth:

“Si sa che faceva cantare delle lodi durante le ore di catechismo, ma ci piacerebbe conoscere che cosa si cantava nella sua cattedrale. Scriveva in una lettera all’indomani di una cerimonia nella quale si era cantato un testo del Cantico dei cantici: «Ah, come venne cantato bene tutto questo, ieri, nella nostra chiesa e nel mio cuore!» (L IV 269).


Come scrittore, un artista della parola, San Francesco sperimenta la bellezza artistica attraverso le lettere, la liturgia, la musica e la poesia. Francesco scrive anche alcuni poemi religiosi. Nel 1598 scrive un poema sulla Trasfigurazione.

Abbiam visto, Signor, questa faccia sì chiara

Infinite volte più chiara del sol lucente

Quando in pieno giorno più forte rischiara

E l’universo guarda qual occhio splendente.

Ma, se tale è il corpo, quanto più brillante

La gloria del cuor tuo, cuor meraviglioso

D’una felicità ricolmo, grande e abbondante,

Che, dal