U COME UOMO
Nella nostra sosta sulla lettera U, rifletteremo sulle sorti dell’umanesimo, la cifra culturale che dà voce all’eccellenza e alla promozione dell’uomo sulla terra e nel disegno di Dio. Faremo tre considerazioni: 1. Esiste un umanesimo disumano; 2. La famiglia è il primo luogo di umanizzazione; 3. In Cristo la figura di un nuovo umanesimo.
Umanesimo antiumano
Si sono radunati a Firenze i Vescovi italiani, per ragionare sull’uomo, perché Firenze è la patria dell’umanesimo. Bisognava parlarne: l’esaurimento dell’umanesimo moderno nella palude delle sue contraddizioni – esaltazione e mortificazione dell’uomo, promozione e morte del soggetto, rivendicazione delle libertà e nascita di nuove schiavitù, primato del politico e caduta del legame sociale – richiedeva una seria riflessione culturale ed ecclesiale. Si voleva dare un segnale positivo: riconoscere il cosiddetto “dramma umanesimo ateo” (De Lubac), che in nome dell’uomo dimentica Dio, ma perdendo Dio mortifica l’uomo non significa squalificare l’idea di umanesimo. Al contrario: chiede di rilanciarla su basi nuove. Intervenendo al Convegno di Firenze, il noto sociologo Magatti ha fatto presente che al momento ci troviamo schiacciati nella morsa di due umanesimi antiumani. Il primo è l’umanesimo disumano dell’individuo, che in nome dei suoi diritti e del suo benessere, come più volte denunciato da papa Francesco, genera la “cultura dello scarto”, dove chi non è prestante non trova posto, e precipita nella “globalizzazione dell’indifferenza”. Il secondo, che approfondisce e contraddice il primo, è l’umanesimo transumano, dove l’uomo è sorpassato dalla tecnica, dove l’artificiale è preferito al naturale, dove l’insofferenza del limite creaturale genera il delirio dell’autogenerazione: “ci si trova davanti ad una nuova ideologia: quella della perfezione di un essere umano potenziato in tutte le sue facoltà. Ma così non c'è più mondo, perché tutto è prodotto e tutto è manipolabile. Un uomo frutto della tecnica, come si vede nelle teorie gender e nelle pratiche di riproduzione artificiale”.
Umanesimo umano

Bisogna riconoscere che il primo fattore di rilancio dell’umanesimo è la famiglia, perché essa è la “prima scuola di umanità” (GS 52): è in essa che si impara a vivere e ad amare, a dire “io”, a riconoscere i “tu”, ad adoperarsi per le esigenze superiori del “noi”. La famiglia è sempre insieme scuola di affetto e rispetto, di tenerezza e responsabilità. Essa si alimenta alle sorgenti di Dio e alimenta come una sorgente la società. Una civiltà che nega la famiglia, alla fine nega se stessa. Lo hanno espresso splendidamente i Cardinali nella Relazione finale del Sinodo sulla famiglia: “la famiglia basata sul matrimonio dell’uomo e della donna è il luogo magnifico e insostituibile dell’amore personale che trasmette la vita”, e proprio grazie alle molteplici relazioni e sfaccettature che ne costituiscono la trama, essa “offre un prezioso sostegno nell’educazione dei figli, nella trasmissione dei valori, nella custodia dei legami tra le generazioni, nell’arricchimento di una spiritualità vissuta. Di recente, il filosofo Hadjadj, che già abbiamo incontrato, ha scritto un libro splendido e spregiudicato sulla bellezza della famiglia, dove spiega che non ci può essere un umanesimo senza chiave familiare, nuziale, generativa, perché la famiglia sta a fondamento dell’umano, è la sua base antropologica, ed è anteriore a tutto il resto. Il bello della famiglia, che ne svela il carattere di fondamento dell’umano, è che essa non nasce da una progettazione e da una produzione, ma dallo slancio di una donazione: “la particolarità dei legami familiari consiste nel fatto che non si fondano prima di tutto su un a decisione, ma su un desiderio; non dipendono da una convenzione, ma da uno slancio naturale. Senza dubbio il desiderio vi deve essere assunto nella decisione, e la natura vi si manifesta attraverso convenzioni. Ma si tratta di qualcosa che innanzitutto ci attraversa, una donazione che viene dall’altro e va all’altro e dunque supera i nostri calcoli”, aprendoci in questo modo a ciò che è più grande di noi, dischiudendoci l’orizzonte del mistero di Dio.
Umanesimo cristiano
Se la famiglia è il fondamento antropologico dell’uomo, il fondamento teologico è però Cristo. “In Cristo il nuovo umanesimo” è il titolo scelto per il Convegno di Firenze! Egli è Colui che sta al principio e al compimento di tutte le cose, in Lui sono create, e tutte a Lui fanno capo! “Solo fissando lo sguardo su Cristo si conosce fino in fondo la verità sui rapporti umani” sono infatti le parole del Sinodo, splendida eco alle parole del Concilio, che con umile e coraggiosa gratitudine ha dichiarato: “In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo… Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione… Chiunque segue Cristo, l'uomo perfetto, diventa anch'egli più uomo” (GS 22.41). E questo perché solo Lui ha vissuto pienamente, da uomo, l’amore di Dio; solo Lui ha saputo amare fino alla fine; solo Lui, generando la Chiesa e facendola sua Sposa mediante il suo perfetto sacrificio, ha adempiuto il desiderio di sponsalità e fecondità che sta alla radice e attraversa gli affetti familiari.
Don Roberto Carelli sdb Alfabeto Familiare



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