LA NOSTRA FEDE, LA FEDE DEI NOSTRI FIGLI.“IL GIUSTO VIVRÀ PER LA SUA FEDE” (AB 2,4): LA FEDE E L’INDIPENDENZA
- Adma Don Bosco
- 10 gen
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La fede rende liberi!
1. Che l’obbedienza della fede sia rinuncia all’autonomia della libertà è solo un pregiudizio moderno, ma non ha alcun fondamento: il cristianesimo si è imposto nel mondo come “buona notizia” di una libertà più grande e di un più grande amore. La fede genera libertà!
2. Come minimo, va chiarito che la fede non tiene fermi ma mette in moto: l’invito di Gesù, fin dalla chiamata dei primi discepoli, è” vieni e vedi”, metti in gioco la tua libertà e la intelligenza, e, di più, il tuo cuore (“vieni e seguimi”, “rimanete in me”). Il Catechismo e la teologia spiegano con semplicità che la fede non è solo “cose da credere” (fides quae), ma “alleanze da vivere” (fides qua): il cristiano non solo crede ciò che Gesù ha detto, non solo crede a Gesù, ma crede in Gesù, vive non solo orientato da Lui, ma innestato in Lui, partecipa della sua verità, della sua filialità, della sua libertà, della signoria. Insieme al "credere che" è vero ciò che Gesù ci dice (Gv 14,10; 20,31), Giovanni usa anche le locuzioni "credere a" Gesù e "credere in" Gesù. "Crediamo a" Gesù, quando accettiamo la sua Parola, la sua testimonianza, perché egli è veritiero (Gv 6,30). "Crediamo in" Gesù, quando lo accogliamo personalmente nella nostra vita e ci affidiamo a Lui, aderendo a Lui nell’amore e seguendolo lungo la strada (Gv 2,11; 6,47; 12,44) (LF18).
3. La fede è liberante poiché illumina e orienta l’agire dell’uomo nella luce e nella forza dello Spirito, che lo istruisce interiormente intorno alla verità e alla giustizia di Dio, liberandolo dai moltissimi condizionamenti interiori ed esteriori che lo rendono incerto e lo fanno sbagliare: condizionamenti temperamentali, familiari, sociali, culturali, conflitti interiori, conflitti morali, conflitti civili, difficoltà di discernere il vero dal falso e il bene dal male. E la fede è liberante perché, dando spazio all’azione dello Spirito, riempie il cuore di quella pace e quella gioia che spinge ad agire, infonde coraggio nei pericoli, dona pazienza nelle prove, vince ogni scoraggiamento.
4. La fede è certo un vincolo, ma questo vincolo non rende schiavi e ripetitivi. Al contrario, la fede rende liberi e creativi, poiché si appoggia sulla libertà e la creatività di Dio, sulla sua potenza e la sua fecondità, e ne viene resa partecipe. La fede apre la nostra vita naturale agli orizzonti della vita soprannaturale. Gesù ce lo ha detto in molti modi: Se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile (Mt 17,20).
In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò (Gv 14,12-14).
5. Nella fede l’uomo trova libertà interiore, perché si pone sotto lo sguardo di Dio e non sotto il proprio giudizio o sotto il giudizio degli altri. Chesterton diceva: “il cristianesimo è vero per tanti motivi, e uno è che impedisce di essere solo figli del proprio tempo”. Detto altrimenti: in latino “liberi” significa “figli” – ci sono cioè legami che ci fanno esistere e ci rendono liberi (il dramma è che in questo mondo non è detto che la “famiglia” o “Dio” ci rendano liberi: ancora una volta ritroviamo l’idea che dipende di chi ti fidi, a chi ti affidi, in chi confidi – e il cristiano è anzitutto figlio di Dio, e quindi partecipe della divinità e dell’umanità di Dio, figlio nel Figlio, perché Gesù è il Figlio di Dio e il Figlio dell’uomo, è il vero volto di Dio e il vero volto dell’uomo.
6. Nella fede l’uomo trova libertà di azione, perché, come recita l’incipit di Lumen Fidei, “chi crede vede”: cioè, chi si prende il tempo di lasciarsi arricchire da chi ne sa e ne può più di noi, specialmente a riguardo di cosa sia e come si viva l’amore vero, certamente sarà più libero. Significa che nella fede l’uomo supera le due malattie fondamentali della libertà, il
l’arbitrio del decisionismo dell’arbitrio, e la paura dell’indecisione. Qui va chiarito che “libertà” non significa solo “possibilità di scegliere” (libero arbitrio), ma significa “decidere di sé” (autodeterminazione): faccenda seria.
7. Più profondamente, nella fede la libertà trova il suo senso, poiché non muove i suoi passi per conto proprio ma per conto di Dio. Nella fede, la vita è sensata, perché compresa come vocazione e missione, partecipazione reale all’azione creativa e redentrice di Dio. Come minimo, la fede chiarisce che la libertà non è la prima e l’ultima parola: siamo liberi per amare! Ma soprattutto, la libertà sarà più feconda, appunto perché a servizio dell’azione di Dio e del Regno di Dio. Alzati e cammina! Si può fare lectio divina su Lc 5,17-26: nella guarigione del paralitico si vede come la potenza di Dio si accompagna sempre alla decisione di fede dell’uomo, che, nel caso, è chiamato a lasciarsi perdonare e a lasciarsi guarire, contro ogni evidenza contraria, contro ogni pregiudizio anche religioso, contro ogni affezione al proprio male.

“Un giorno sedeva insegnando. Sedevano là anche farisei e dottori della legge, venuti da ogni villaggio della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni. Ed ecco alcuni uomini, portando sopra un letto un paralitico, cercavano di farlo passare e metterlo davanti a lui. Non trovando da qual parte introdurlo a causa della folla, salirono sul tetto e lo calarono attraverso le tegole con il lettuccio davanti a Gesù, nel mezzo della stanza. Veduta la loro fede, disse: «Uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere dicendo: «Chi è costui che pronuncia bestemmie? Chi può rimettere i peccati, se non Dio soltanto?». Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Che cosa andate ragionando nei vostri cuori? Che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i tuoi peccati, o dire: Alzati e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati: io ti dico - esclamò rivolto al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e va' a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e si avviò verso casa glorificando Dio. Tutti rimasero stupiti e levavano lode a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».
- La potenza del Signore gli faceva operare guarigioni: libertà cristiana, libertà liberata!
- Alcuni uomini, portando sopra un letto un paralitico: la libertà di altri, la fede di altri!
- Uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi! la libertà e il potere di Gesù!
- Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere. Pregiudizi…
- Subito egli si alzò. La fede rende liberi, dai peccati e dalle paralisi… e infine dalla morte!
Riflessi educativi
1. Anzitutto, teniamo conto dello sfondo culturale. Il punto è che vogliamo essere liberi, ma siamo poco liberi. L’ossessione per la libertà intesa come assoluta autonomia – svincolata cioè dai legami – ha portato anche le scienze e le pratiche educative a mettere fin troppo al centro l’acquisizione di autonomia. Gli stili educativi, da autoritari che erano, sono diventati antiautoritari e permissivi, e le forme dell’autorità, di cui la libertà ha bisogno, sono state sistematicamente abbattute. Prevalgono allora regole civili senza sfondo etico e religioso che non generano motivazione ad agire con rispetto e coraggio. Occorrerà riflettere e far riflettere che senza autorità la libertà non si sente “autorizzata” a vivere, a decidere, a procedere. È il tema biblico della “benedizione”. Ed è oggi il tema psicologico della perdita di “forza d’animo”.
2. Oggi, in una società complessa, prestazionale e competitiva, i ragazzi soffrono di profondi sensi di inquietudine e di inadeguatezza, che li lasciano poco liberi in quanto favoriscono inclinazioni narcisistiche e mortificano la naturale apertura al dono di sé e alle scelte di vita
definitive: paure e difficoltà nello sposarsi e nel consacrarsi, paura nel testimoniare con coraggio la propria fede, paura nel dedicarsi con fedeltà e libertà rispetto ai risultati. La dialettica morale ed educativa “posso/non posso”, nei ragazzi d’oggi non è più mi è permesso/mi è proibito, ma sono capace/sono incapace!
3. Va aggiunto che la libertà dei nostri ragazzi si ammala per troppo benessere. Da sempre, la libertà non è mai stata presupposta, è sempre stata oggetto di conquista, oggi, invece, la libertà è presupposta e non c'è nulla da conquistare.
4. Vale per tutti che la libertà cresce attraverso discernimenti, decisioni, e azioni. In campo educativo, si devono allora aiutare i giovani – una generazione troppo mentale e troppo emotiva, dove la ragione è razionalistica e la religione è spiritualista – alla coerenza delle emozioni, dei pensieri e delle azioni, perché imparino a non limitarsi a sentire e a pensare, ma puntino a vivere: la fede è sempre sentire, sapere e praticare, mai una cosa senza l’altra.
5. Regola evangelica n.1: l’uomo si ritrova solo nel sincero dono di sé. A fronte del mito odierno dell’autorealizzazione, occorre annunciare la verità dell’autodonazione! Si ascolti questa mirabile pagina di Sequeri:
“Dio. mistero della libertà perfetta, gode della felicità della creatura [“La gloria di Dio è l’uomo vivente”, Ireneo], della quale non ha alcuna necessità: la creatura partecipa alla grazia di questa felicità della vita di Dio attraverso l’emozione che avvolge il godimento della felicità altrui. Difficile da credere, per il pensiero corrente: esso pensa spontaneamente la perfezione del godimento che ci rende felici nella linea di una perfetta realizzazione della propria potenza di essere: come posso pensare a una perfetta
realizzazione della mia felicità come puro godimento della felicità altrui? Eppure, la
rivelazione evangelica della perfetta affezione di Dio [“Dio è Amore”, Giovanni] mostra che la sua espressione più alta è il dono del Figlio per il mondo. Però il movimento dell’amore di Dio non cancella – anzi, assicura – la piena realizzazione dell’io. Il Figlio esce dalla forma della gloria che gli è propria per amore dell’uomo: ma non la perde, anzi, la rende degna di adorazione assoluta (Fil 2,5-11). La perfetta sovrapposizione della felicità propria con quella altrui è il “segreto” di Dio: il mistero della sua rivelazione ed enigma della usa ragion d’essere. Tutte le volte in cui riesco – anche imperfettamente – a provare la pura gioia della felicità altrui, sono certo che sto sperimentando, proprio affettivamente, quindi sensibilmente – il tratto essenziale della perfezione di Dio. Lo sento che sono in comunicazione con lui, non lo penso soltanto!”
6. Resta il compito dei genitori di propiziare l’acquisizione della giusta autonomia dei figli. Anche qui, come sempre, siccome la libertà esiste, cresce e matura nei legami, l’idea è che i vincoli generino svincoli! E questo dipende molto dal legame genitoriale e dallo stile genitoriale! Si ascolti la bella pagina di Paola Libanoro:
“Il figlio non reagisce tanto ai singoli genitori, quanto alla relazione tra loro, a conferma di quanto sia preziosa (e faticosa, naturalmente) questa scoperta e di quanto il lasciar essere l’altro genitore come è, diverso da sé, sia una risorsa utile per il figlio. Nessuno può essere genitore da solo, per quanto competente ed efficace. E nessuno può ridurre l’altro ad esecutore del proprio modello (o dei propri bisogni) di paternità o di maternità.
Sostenere che il legame genitoriale sia un’indispensabile fattore di protezione significa affermare che la madre è la migliore custode della paternità del padre presso il figlio e il padre è il miglior custode della maternità della madre presso il figlio. un figlio cresce sano se percepisce che la madre permette al padre di essere il padre che è, ed il padre consente alla madre di essere quella che è. Il primo compito genitoriale non è innanzitutto conoscere il bambino, ma accettare che l’altro non sia come lo si voleva nel ruolo di padre/madre (cioè come avrebbe dovuto riparare i vuoti o i torti del proprio genitore dell’altro sesso di quando si era bambini). Tra i fattori protettivi, oltre le aspettative dei coniugi circa la divisione dei ruoli, si può annoverare anche lo stile educativo e il legame di attaccamento. Un legame sicuro di attaccamento e uno stile educativo autorevole costituiscono fattori positivi di crescita per la coppia e per il figlio, così come un attaccamento ambivalente o evitante e uno stile educativo autoritario o troppo permissivo rappresentano un rischio per una corretta
crescita dell’individuo e della coppia… Gli stili d’attaccamento madre-figlio (sicuro, ambivalente, evitante e disorganizzato) possono garantire o meno il benessere del figlio e la sua capacità di stabilire buone relazioni. gli studi hanno posto il rilievo essenzialmente la relazione madre-bambino lasciando sullo sfondo il padre, un padre intanto impegnato in altre faccende. Oppure si auspica la presenza del padre mediata dalla madre, nel senso che egli si fa presente al figlio nella misura in cui rende serena e sicura la madre. Oggi si va verso un maggior coinvolgimento anche affettivo del padre”.
7. La libertà della fede è trasmessa ai figli quando la fede non è fatta di paura o doveri, ma di gioia, fiducia e libertà interiore. Nella società della performance, la fede aiuta a dire: “io valgo perché sono amato per quello che sono, non perché riesco in qualcosa”. Questo i genitori lo testimoniano con la propria serenità di fronte alle imperfezioni e ai limiti della vita. la fede è allora vissuta come libertà, non come vergogna. La fede non schiaccia, ma solleva.
Don Roberto Carelli sdb



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