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R COME RICONOSCIMENTO

  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Permesso, Grazie, Scusa: devono essere parole davvero importanti se papa Francesco non perde occasione per ripeterle e raccomandarle! Effettivamente sono le parole base dell’amore, quelle che si imparano in famiglia, che custodiscono e fanno crescere l’amore familiare, che da lì devono irradiare su tutta la società. Ne parliamo perché sono parole semplici, ma non facili da praticare. In ogni caso, sono parole decisive per la salute della famiglia e della società.


Lessico familiare e legame sociale.

Sì, perché la famiglia è la prima cellula della società, e dove si allentano i legami familiari si ammalano anche i legami sociali. Papa Francesco lo ha detto con molta acutezza: «c'è uno stretto legame fra la speranza di un popolo e l’armonia fra le generazioni… Il legame virtuoso tra le generazioni è garanzia di futuro, ed è garanzia di una storia davvero umana»! Se infatti i legami sociali non si ispirano all’ordine del dono che si apprende in famiglia, accade allora che la generazione diventa riproduzione, scade nell’ordine dello scambio commerciale: banche del seme, uteri in affitto, embrioni congelati, business delle adozioni. Occorre dunque ripartire dalla generazione familiare per evitare la degenerazione sociale: «bisogna ripartire dalla famiglia – è sempre papa Francesco – per ripensare e cambiare il modello di sviluppo, per il bene dell’intera famiglia umana». Non sarebbe neanche tanto difficile: in fondo la società e la politica non devono salvare la famiglia o salvarsi dalla famiglia, ma semplicemente riconoscerla e tutelarla, favorirla e non svantaggiarla.


Riconoscimento, riconoscenza, riconciliazione

Ma veniamo alle tre parole dell’amore familiare. Prendiamole anzitutto insieme. Perché proprio queste tre parole? Fondamentalmente perché le relazioni familiari vivono della logica del dono e della libertà, e tenere insieme dono e libertà non è mai cosa facile. Ora, la parola “grazie” è senz’altro la più importante, perché ringraziare è riconoscere i doni, e in famiglia ci sono tanti doni, ci si dona, si è dei doni. Ma quando si tratta di libertà, sappiamo bene come ci sono doni ingombranti e doni invisibili. I primi sono invadenti, sgradevoli, e per questo occorre chiedere “permesso”, riconoscere gli altri con il loro modo di essere e di fare, i loro gusti e i desideri. I secondi sono invece inespressi, inopportuni, sbagliati, e per questo si deve imparare a chiedere “scusa”. Insomma, troppo spesso i doni si presentano promettenti, ma poi si dimostrano avvelenati: diventano ricatti affettivi o effettivi, tolgono il respiro della libertà, danno luogo a manipolazioni e risentimenti, a litigi o silenzi. Invece di alimentare i legami, li mortificano. Ecco allora che la riconoscenza (che si esprime nel dire “grazie”) viene custodita dal riconoscimento (che si esprime del chiedere “permesso”) ed è rilanciata dalla riconciliazione (talvolta basta chiedere semplicemente “scusa”).


Dire grazie

In famiglia passano dei beni e ci si vuol bene. Ai figli passa un patrimonio, o, meglio ancora, il patrimonio di un matrimonio. E siccome doni come quelli della vita, dell’amore, dell’educazione e della fede sono inestimabili, i figli non possono ripagare i genitori se non con la riconoscenza, anche perché i genitori non vogliono essere pagati: desiderano soltanto essere amati a loro volta. È così anche con Dio: Lui ci ama e chiede in cambio soltanto il nostro amore! Tra l’altro, la gratitudine non si esprime soltanto nel considerare i doni ricevuti, ma molto di più mettendoli a frutto: ogni genitore desidera che i figli siano migliori di lui! E Ogni coniuge si compiace della bellezza e della riuscita dell’altro. In particolare, l’equilibrio fra dono e libertà nell’amore genitori-figli è quello di farsi ereditare e di ereditare, di offrire doni liberanti e di corrispondere con una libertà grata. Per questo la Scrittura insegna a «non esasperare i figli» e a «obbedire ai genitori» (Col 3,20-21), perché lo scambio di doni familiari pone problemi specifici di volta in volta: non è mai lo stesso, cambia di età in età, di stagione in stagione, cambia nelle forme, nei modi, nella loro entità e nella loro intensità. La gratitudine è talmente essenziale nei doni d’amore, che il Papa si spinge a dire che su questo punto, in famiglia, occorre essere più che esigenti, anche per le ricadute sociali che ne vengono: «dobbiamo diventare intransigenti sull’educazione alla gratitudine, alla riconoscenza: la dignità della persona e la giustizia sociale passano entrambe da qui. Se la vita famigliare trascura questo stile, anche la vita sociale lo perderà».


Chiedere permesso

È così bello e delicato lo scambio di doni in famiglia che richiede ogni cura, la prima delle quali è venire incontro a bisogni e desideri, sapendo distinguerli e tenerli uniti, e avendo ben presente che il desiderio più grande di ogni uomo sta nell’ordine del riconoscimento, non in quello dell’appagamento. Nessuna ricchezza, agio, comodità di questo mondo può colmare il desiderio di essere importanti per il desiderio di un altro. Nessuna soddisfazione dei bisogni può compensare un vuoto d’amore. Su questo sono ormai d’accordo psicologi, filosofi e teologi: si impara a dire “io” solo in grazia di un “tu” e di un “noi” che ci vogliono bene e ci fanno percepire come un bene e ci insegnano a voler bene. Questo è il motivo per cui nella stessa legge di Dio esiste il quarto comandamento: «onora il padre e la madre». Rendere onore è riconosce l’altro per quello che è, riconoscerlo come un dono, riconoscerlo come amato. E con le modalità giuste: gli sposi hanno bisogno di essere riconosciuti nel loro valore, le spose vogliono sentirsi amate, i figli vanno accolti senza condizioni, i genitori devono essere rispettati incondizionatamente. Bellissimo il commento di papa Francesco, che insiste sul risvolto sociale dell’amore familiare: «dei figli bisogna saper riconoscere il valore, e ai genitori si deve sempre rendere onore... Una società di figli che non onorano i genitori è una società senza onore; quando non si onorano i genitori si perde il proprio onore! È una società destinata a riempirsi di giovani aridi e avidi. Però, anche una società avare di generazione, che non ama circondarsi di figli, che li considera soprattutto una preoccupazione, un peso, un rischio, è una società depressa». È talmente importante il rispetto in famiglia – dove il rischio quotidiano è quello di trattarsi in maniera sommaria e sbrigativa, che il Papa osserva come è Dio stesso ad insegnarcelo: «Dio bussa sempre alle porte dei cuori. Gli piace farlo. Gli viene da dentro. Ma sapete quello che gli piace di più? Bussare alle porte delle famiglie. E trovare le famiglie unite, trovare le famiglie che si vogliono bene, trovare le famiglie che fanno crescere i figli e li educano, e che li portano avanti, e che creano una società di bontà, di verità e di bellezza».


Chiedere scusa

È un paradosso, ma è inevitabile: proprio perché si è più vicini, in famiglia ci urta e ci si ferisce. Le persone a cui facciamo più bene e a cui facciamo più male sono proprio i nostri cari, perché i più sensibili ai colpi e ai contraccolpi dei nostri comportamenti, dei nostri atteggiamenti, perfino degli stati d’animo. È difficile vivere bene, nella pace, senza discordie, quando l’insensibilità o l’ipersensibilità portano ad essere pigri o permalosi, assenti o invadenti. E allora ecco il balsamo della parola “scusa”, mediante la quale prendiamo atto di essere miseri e bisognosi di misericordia. In questa semplice parola si esprimono tante cose buone: umiltà e lealtà, comprensione e pazienza, perdono e riconciliazione. Senza questa parola davvero “magica”, le relazioni si affaticano e si paralizzano, sanguinano e si spezzano. E proprio dove l’investimento è stato più grande, lì il crollo è più doloroso. È dunque prezioso il suggerimento di san Paolo, quando dice: «non tramonti il sole sopra la vostra ira» (Ef 4,26), perché altrimenti si dà spazio e occasione al nemico, che in tutti i modi punta a dividere, a rovinare i legami, a spegnere l’amore. È invece davvero incredibile come una semplice parola come scusa, che facilmente può essere sostituita da una carezza silenziosa, è in grado di far tornare la concordia e la pace!

Don Roberto Carelli sdb

(fonte: Roberto Carelli – Alfabeto Famigliare)

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