V COME VITA
Il tema dell’apertura alla vita è forse quello su cui la Chiesa del post-concilio ha speso le parole più belle e incoraggianti nel rivolgersi agli sposi. Sì, perché la Chiesa parla alle famiglie tenendo sguardo sempre rivolto verso Dio, nell’amorosa contemplazione del suo amabile mistero.
L’unità profonda di amore e di vita.
Se la legge fondamentale della morale coniugale è quella di non separare l’amore e la vita, è perché Dio stesso è mistero di amore e di vita: Egli è “il Dio vivente” (Dn 14,25) e “il Dio della vita di ogni essere vivente” (Nm 27,16), ed “è Amore” (1Gv 4,8), fonte di ogni amore e “amante della vita” (Sap 11,26).

Per questo che la Chiesa definisce il matrimonio, di cui “Dio stesso è l’autore”, come “intima comunità di vita e d’amore” di uomo e donna (GS 48). Sempre per questo, le tre parole che precedono il consenso matrimoniale – tutt’e tre indispensabili per la sua validità – sono la condizione di libertà, il proposito di amarsi e l’apertura alla vita. Già i filosofi antichi comprendevano la circolarità di amore e vita: l’amore presuppone la vita e la vita proviene dall’amore, l’amore è in tutti i sensi “dono della vita” e la vita esiste come dono d’amore, o ancora, sinteticamente, l’amore è al tempo stesso “unitivo” ed “effusivo”. A maggior ragione i cristiani, illuminati dalla rivelazione del Dio Trinità, sono convinti di non poter separare ciò che in Dio è unito e ciò che Dio ha unito: in questo senso, vi è una “connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo” (HV 12). Così gli sposi cristiani, se nel loro amore testimoniano che Dio è Amore, con la procreazione realizzano la più alta collaborazione col Dio Creatore. Le parole che il Concilio ha rivolto agli sposi sono davvero belle e incoraggianti: “sappiano i coniugi di essere cooperatori dell'amore di Dio Creatore e quasi suoi interpreti nel compito di trasmettere la vita umana”, e quando svolgono generosamente il loro ruolo procreatore con fiducia nella Provvidenza spirito di sacrificio, “glorificano il Creatore e tendono alla perfezione cristiana” (GS 50). Ad ogni modo, la coscienza cristiana sa che nel disegno di Dio l’amore coniugale è intimamente ordinato alla vita, e la vita non si aggiunge all’amore come un’opzione soggettiva e arbitraria: la vita è il frutto dell’amore: l’amore coniugale “non si esaurisce all'interno della coppia” (FC 14), e gli sposi non sono “arbitri delle sorgenti della vita umana, ma piuttosto ministri del disegno stabilito dal creatore” (HV 13). Valgono le due cose: da una parte, “non può esserci vera contraddizione tra le leggi divine che reggono la trasmissione della vita e quelle che favoriscono l'autentico amore coniugale” (GS 51), dall’altra “l’apertura incondizionata alla vita è ciò di cui l’amore umano ha bisogno per essere vissuto in pienezza” (Relatio Synodi, 62).
Apertura alla vita e cultura di morte
Certo oggi, nel tempo dell’“eclissi del senso di Dio e dell'uomo” (EV 21), l’evidenza di queste verità naturali e soprannaturali è profondamente oscurata. La Chiesa, e particolarmente gli sposi cristiani, deve adoperarsi in tutti i modi per rilanciare il senso profondo dell’apertura alla vita, e promuoverne le concrete condizioni di possibilità. Resta comunque doloroso vedere quanto sia profonda la scissione fra amore e vita a tutti i livelli, nella cultura pubblica come nella mentalità degli sposi, al punto che “larghi strati dell'opinione pubblica giustificano alcuni delitti contro la vita in nome dei diritti della libertà individuale” (EV 4). Alcuni fenomeni sono proprio preoccupanti: 1. Il primo è la spinta sempre più prepotente a legittimare la decisione di sopprimere o fabbricare la vita: è la presunzione di poter essere padroni e arbitri della vita. Ma la vita è un dono, ed è indisponibile all’arbitrio dell’uomo! 2. Inquietante è poi la promozione di una mentalità eugenetica mediante lo spauracchio demografico (siamo in troppi), o sotto il pretesto dell’aiuto alle coppie sterili. Ma la vita va accolta, non selezionata! 3. E poi, a fare della procreazione una scelta soggettiva, si tende a facilitare in ogni modo il duplice e opposto desiderio di evitare una nuova vita o di pretenderla a ogni costo. L’unico assoluto sarebbe la libertà: “la procreazione diventa il nemico da evitare: se viene accettata, è solo perché esprime il proprio desiderio, o addirittura la propria volontà, di avere il figlio ad ogni costo” (EV 23). In realtà, bisogna servire la vita, non servirsene!
La vita e la vita eterna
In ottica cristiana, la vita va promossa perché è qualcosa di sorprendente e meraviglioso, sia nella sua origine che nel suo destino. La vita non è solo biologia, ma è anche genealogia e teologia! E’ genealogia, perché dare la vita non è soltanto far esistere, ma è anche e soprattutto trasmettere amore, generare un’appartenenza, dare un nome, offrire doni, consegnare un’eredità, dischiudere un futuro. Generare è far nascere una persona, non cioè un oggetto ma un soggetto, non una cosa ma un cuore, un cuore capace di riconoscere l’amore che lo ha generato e di generare a propria volta. Folgoranti le parole di Giovanni Paolo II: “nella biologia della generazione è inscritta la genealogia della persona” (Ev 43). Ed è teologia, perché la vita non si accende per niente, ma per la vita eterna. A dispetto della biologia, essa non è destinata alla morte, ma a una vita piena. E a dispetto della genealogia, essa non sopravvive solo nelle testimonianze dei predecessori e nella memoria dei posteri, ma è destinata alla risurrezione, a superare la morte e partecipare della vita di Dio. Per i genitori è consolante, perché li incoraggia a vivere i sacrifici e i distacchi di questo mondo nella prospettiva di una comunione definitiva: “la vita dell'uomo e il compito di trasmetterla non sono limitati agli orizzonti di questo mondo e non vi trovano né la loro piena dimensione, né il loro pieno senso, ma riguardano il destino eterno degli uomini” (GS 51).
Don Roberto Carelli SdB (Alfabeto Familiare)



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